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Polisportiva.com
Guida per le famiglie · 22 agosto 2026

Come capire se una società sportiva è seria

Vostro figlio vuole iniziare uno sport. Prima di firmare e pagare, ci sono dieci domande da fare in segreteria. Ci vogliono dieci minuti.

Quasi tutti scelgono la società sportiva per un motivo solo: è vicina a casa. È un criterio ragionevole, ma da solo non basta.

Tra due palestre della stessa via ci può essere una differenza enorme: chi ha l’assicurazione in regola e chi no, chi ha un defibrillatore e chi non l’ha mai comprato, chi ha allenatori formati e chi mette in campo un ragazzo volenteroso. Da fuori queste differenze non si vedono. Si vedono solo se chiedete.

Nessuna di queste domande è scortese. Una società seria è contenta che gliele facciate, perché sono esattamente le cose su cui ha lavorato.

Le dieci domande da fare in segreteria

  1. Siete iscritti al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche?È il registro pubblico dello Stato, gestito dal Dipartimento per lo Sport insieme a Sport e Salute. L’iscrizione è ciò che certifica ufficialmente che quella è una vera società sportiva dilettantistica, e non un’attività improvvisata. Se la risposta è sì, il resto di solito è a posto. Se la risposta è imbarazzata, avete già imparato qualcosa.
  2. A quale federazione o ente di promozione sportiva siete affiliati?Ogni società regolare sta sotto qualcuno: una federazione sportiva o un ente di promozione. Da quell’affiliazione dipendono il tesseramento di vostro figlio, la sua copertura assicurativa e le regole a cui la società deve rispondere. Fatevi dire il nome. Non è un dettaglio burocratico: è a chi potete rivolgervi se qualcosa va storto.
  3. Che assicurazione ha mio figlio da tesserato, e cosa copre?Con il tesseramento arriva quasi sempre una copertura. Il punto è sapere quale: copre solo gli infortuni gravi o anche quelli piccoli? Vale solo in gara o anche in allenamento? Chiedete di vedere il foglio delle condizioni. Molte famiglie scoprono i limiti della polizza il giorno del pronto soccorso, che è il momento peggiore.
  4. C’è il defibrillatore dove si allenano? E chi lo sa usare?La normativa italiana prevede che gli impianti dove si svolge attività sportiva dilettantistica siano dotati di defibrillatore, con alcune eccezioni. Ma la domanda utile non è solo «ce l’avete». È: dov’è esattamente, è carico e chi è formato per usarlo negli orari in cui c’è mio figlio? Un apparecchio chiuso in un ufficio a cui la sera nessuno ha le chiavi non serve a niente. Chiedete di vederlo. È la domanda più importante di questa lista.
  5. Chi è il responsabile per la tutela dei minori, e come lo contatto?Le società sportive devono darsi regole per prevenire abusi, violenze e discriminazioni verso i ragazzi, e indicare una persona di riferimento — spesso chiamata responsabile safeguarding. Voi dovete sapere due cose: come si chiama e a quale indirizzo o numero si scrive, senza dover passare dall’allenatore. Se nessuno in segreteria sa rispondere, quella società ha messo una firma su un foglio e lì si è fermata.
  6. Che qualifica hanno gli allenatori del settore giovanile?Chiedete titolo di studio, corsi fatti, brevetto della federazione, da quanti anni allenano bambini di quell’età. Un ex giocatore bravo non è automaticamente un buon allenatore di bambini: allenare a otto anni è un mestiere diverso. E chiedete anche chi c’è in campo davvero il martedì sera, non chi è scritto sul sito.
  7. Quanto costa in tutto, per l’anno intero?La quota annuale è quasi mai il costo vero. Fatevi elencare, per iscritto: quota, tesseramento, divisa e kit di allenamento, scarpe o attrezzatura obbligatoria, trasferte, tornei, eventuale quota per il torneo estivo. E poi la domanda che nessuno fa: «cosa NON è compreso?». Una società seria vi dà il numero completo subito e non ha problemi a scriverlo.
  8. Si può provare prima di iscriversi?Molte società offrono qualche allenamento di prova prima di chiedervi la quota. Non è un obbligo e non tutte lo fanno, ma se ve lo negano senza spiegare perché, chiedetevi il motivo. Fatele fare a vostro figlio, e andate a vedere almeno un allenamento seduti in tribuna. In un’ora capite più cose che in tre telefonate: come parla l’allenatore ai bambini, cosa succede a chi sbaglia, chi resta in panchina.
  9. Che certificato medico serve, e chi lo paga?Per l’attività non agonistica il certificato si chiede di solito al medico di famiglia o al pediatra; per l’attività agonistica serve la visita di medicina dello sport, che è più approfondita. Chiedete alla società quale dei due serve nel vostro caso, entro quando, e se il costo è a vostro carico. E chiedete chi conserva il certificato: una società che tiene i certificati in ordine è una società che tiene in ordine anche il resto.
  10. Quanti bambini ci sono per ogni allenatore?È il numero che decide se vostro figlio si allena o guarda. Trenta bambini e un allenatore solo significa file, attese e nessuno che corregge nessuno. Chiedete anche se c’è un secondo adulto in campo: serve nei momenti in cui uno si fa male e qualcuno deve comunque restare con gli altri.
Come farle, queste domande. Non arrivate con la lista stampata in mano come un ispettore. Fatene tre o quattro al telefono, le altre di persona il giorno della prova. Quello che conta non è solo la risposta: è se hanno una risposta pronta. Chi gestisce bene una società sportiva queste cose le sa a memoria, perché ci ha passato le serate.

I segnali che devono farvi riflettere

Nessuno di questi, da solo, vuol dire che la società sia sbagliata. Ma se ne trovate due o tre insieme, guardatevi intorno prima di firmare.

  1. Nessuna sede fissaSi allenano ogni mese in una palestra diversa, e nessuno sa dire dove saranno a gennaio. Vuol dire che non hanno un accordo stabile per gli impianti, e sono i vostri pomeriggi a saltare.
  2. Nessuna ricevuta della quotaPagate e non vi danno niente di scritto, o vi chiedono solo contanti «perché è più semplice». Senza una ricevuta non avete la prova di aver pagato, non potete usarla dove serve, e soprattutto non sapete a chi sono andati quei soldi.
  3. Allenatori che cambiano ogni meseI bambini si legano alla persona, non alla maglia. Un ricambio continuo di solito significa che gli allenatori non vengono pagati o non vengono trattati bene, e questo prima o poi ricade sul campo.
  4. Nessuno che risponde al telefonoSe prima che siate clienti non vi richiama nessuno, immaginate cosa succede a metà stagione quando dovete segnalare un problema serio. La segreteria che risponde è il primo indizio di una società organizzata.
  5. Fastidio davanti alle domande«Signora, qui siamo tutti in famiglia, non ci sono mai stati problemi.» Può essere vero. Ma una società che si irrita perché chiedete del defibrillatore o di chi tutela i minori vi sta dicendo qualcosa che vale più della risposta.

E se la società sotto casa non passa l’esame?

Non è detto che dobbiate cambiare. Molte società piccole sono fatte da volontari bravissimi che semplicemente non hanno mai avuto qualcuno che glielo facesse notare. Chiedere è già un modo per far migliorare le cose: se cinque genitori in una stagione chiedono chi è il responsabile per la tutela dei minori, quel nome compare sulla bacheca.

Quello che non dovete accettare è il silenzio. Su assicurazione, defibrillatore, tutela dei minori e costi totali una risposta chiara vi è dovuta, e potete pretenderla prima di pagare.

Il registro

Stiamo mettendo in fila le società sportive italiane

Oggi per sapere cosa c’è vicino a casa vostra dovete andare a tentativi, tra passaparola e volantini. Stiamo costruendo il registro delle società sportive italiane: dove sono, quali sport fanno, come si contattano. Per le società serie l’iscrizione è gratuita, e chi si iscrive accetta di mettere per iscritto proprio le cose che avete letto qui sopra.

Vai al registro

Questa guida serve alle famiglie per sapere cosa chiedere e perché. Non è una consulenza legale o medica: per le regole che valgono nel vostro sport fanno fede la federazione o l’ente di promozione a cui la società è affiliata, e per il certificato medico il vostro medico o pediatra.